I food trends di Giugno: dalla nuova mixology al sushi, al quale è stata dedicata una giornata mondiale, passando per i temi estivi come il ghiacciolo o la cara, vecchia limonata, fino alla pasta. A partire dalla carbonare il cui successo non conosce battute d’arresto.

food trends di giugno

CATEGORIA

Marketing

PUBBLICATO IL

20 Maggio 2022

SOCIAL

edizioni2.0

Dai uno sguardo al nostro piano editoriale “I food trends di Giugno 2022” per ispirarti!

food trends di giugno

Scopri i grandi temi di Giugno

food trends di giugno

Velocità

Viviamo in una società che si evolve a ritmi vertiginosi e ognuno di noi, per stare al passo coi tempi, vive (e mangia) sempre più velocemente. Ridotto al minimo e quasi cronometrato, il tempo dedicato ai pasti si è dovuto adattare alla frenesia della vita contemporanea. Fast food, take-away, drive-through: ecco le nuove modalità di fruizione dei pasti.

Il cibo è diventato sempre più mobile: si consuma camminando, sui mezzi di trasporto, in ufficio, al bar e in ogni dove, ma sempre meno a casa. Pratico e soprattutto rapido, il cibo oggi si trova facilmente ovunque, persino nei distributori automatici, che erogano piatti caldi e pronti al consumo.

A fronte di tanta offerta, il tempo speso per cucinare sembra sprecato oppure un lusso che non possiamo più permetterci. Anche la convivialità ne risente, a favore di un consumo il più delle volte individuale. Accecati dalla fretta, rischiamo di porre scarsa attenzione agli aspetti nutritivi dell’alimentazione e di trascurare via via i valori simbolici legati al cibo.

food trends di giugno

Individualizzazione

Ben più di un semplice strumento di sussistenza, il cibo è identità culturale, esperienza, codice comunicativo e pratica sociale. La componente relazionale del cibo si esprime anche attraverso la buona convivialità: mangiare insieme avvalora il momento del pasto.

D’altro canto sono sempre più frequenti le occasioni in cui si mangia da soli, anche in conseguenza del diffondersi dello “stile di vita da single”. Le confezioni monoporzione, oggi disponibili anche in materiali eco-compatibili, sono un esempio di come le aziende produttrici abbiano risposto alle domande di questa nuova fetta di mercato, attenta al risparmio tanto quanto allo spreco e alla sostenibilità alimentare.

In futuro bisognerà captare precocemente gli orientamenti dei consumi e sviluppare prodotti e strategie di comunicazione che sappiano soddisfare e stimolare le nuove classi di consumatori, ora aggregati in altrettanto nuovi modelli di convivialità, fortemente influenzati dalla digitalizzazione delle relazioni.

Nuova mixology

Il cocktail incontra il foraging, il bartender diventa un po’ botanico e il rito del drink si fa sostenibile

food trends di giugno

Le gemme di abete rosso si sposano con la vodka, il ginepro con il vermouth, il gin con il mirto: è il foraging drink, nuova tendenza della miscelazione in cui i cocktail si fanno con le erbe selvatiche. Pioniera di questo trend è stata Valeria Margherita Mosca con il suo Wood*ing bar, ma in tutta Italia stanno nascendo molte nuove esperienze di wild mixology. Così, il rito del bere diventa un momento non solo conviviale ma anche consapevole e sostenibile per l’ambiente.

C’era una volta il vecchio aperitivo. Oggi, i cocktail incontrano il foraging – la raccolta di erbe selvatiche a scopo alimentare – e il bartender diventa un po’ botanico. Nascono così i drink “wild”, in cui gli ingredienti tradizionali della mixology, come gin e vodka, si sposano con piante, radici e frutti spontanei. Un nuovo modo di intendere la cultura della miscelazione e del bere, originale ma soprattutto sostenibile, con grande attenzione da parte dei media.

I drink super wild: l’esperienza pionieristica di Wood*ing bar

Tra le pioniere del foraging drink c’è Valeria Margherita Mosca con il suo Wood*ing bar, evoluzione di Wood*ing – wild food lab, laboratorio di ricerca e sperimentazione sull’utilizzo del cibo selvatico per la nutrizione. Un progetto, nato nel 2010 a Milano, che si fonda sull’idea che piante e frutti spontanei siano una risorsa alimentare da riscoprire, perché naturale e dall’impatto praticamente nullo sull’ecosistema: la materia prima perfetta per sperimentazioni culinarie all’insegna della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.

E non solo nel piatto, ma anche nel bicchiere, con la nascita, nel 2011, del Wood*ing bar, primo cocktail bar al mondo basato sul foraging. Qui, le gemme di abete rosso incontrano la vodka, il ginepro si sposa con il vermouth, il gin con il succo di mirtillo, per fare solo qualche esempio.
Una filosofia che Valeria Mosca racconta in un libro, “Wild Mixology (Mondadori Electa, 2016), una raccolta di 30 ricette originali con foto e descrizioni delle specie vegetali selvatiche usate per i wild cocktail. Ma anche un manuale che illustra 48 tecniche per la loro lavorazione.

Un’attenzione speciale è riservata alla fermentazione, che rappresenta la grande innovazione portata da Wood*ing bar nel mondo della mixology: erbe, frutti, radici, funghi e cortecce spontanei non solo aromatizzano i drink ma, grazie a processi di fermentazione, sviluppano anche probiotici benefici. In questo modo, gustare un cocktail non è più solo un momento conviviale ma diventa un rito responsabile, sostenibile per l’ambiente e salutare.

Un approccio che richiede grande preparazione. La wild mixology non è solo ispirazione e creatività, ma si fonda su un lavoro di studio e di ricerca sulle piante spontanee, su come riconoscerle e raccoglierle, sui metodi di conservazione e utilizzo. Anche il bartender, quindi, si trasforma in una figura con solide basi scientifiche, che si intende di mixology ma anche di botanica, di erboristeria, di chimica.

Insomma, wild bartender non ci si improvvisa e proprio per questo, tra le attività di Wood*ing, c’è anche la formazione dei professionisti che vogliono avvicinarsi al mondo del foraging drink. Un universo che piace ai mixologist, con tante esperienze che stanno nascendo in tutta Italia.

La wild mixology in Italia: i cocktail profumano di mirto e rosmarino selvatico

Da Nord a Sud, la wild mixology si sta sempre più diffondendo anche nei cocktail bar italiani. Ne è un esempio il milanese Mag Cafè: tra le sue proposte, il cocktail Pechino Express, in cui il gin incontra il mirto bianco.

O il Jerry Thomas Project di Roma, che nel suo Vermouth Del Professore miscela vino moscato bianco delle Langhe, alcool purissimo, spezie e una quindicina tra erbe aromatiche e officinali raccolte sui declivi alpini intorno a Torino.

E, ancora, Millemisture di Milano, in cui i cocktail profumano di macchia mediterranea, con una linea di drink preparati con le erbe spontanee raccolte a Capraia. Sull’isola, infatti, Giovanni Maffeis, bartender del locale insieme a Daniele Politi, ha un’azienda agricola in cui si dedica al foraging, raccogliendo erbe come lentisco, elicriso e mirto con cui aromatizzare i cocktail. Un esempio? L’Esperia, che odora di rosmarino selvatico.

Ma come stanno reagendo i consumatori a questa rivoluzione verde che ha investito il mondo dei cocktail?
Inizialmente con un po’ di diffidenza, come ricorda la stessa Valeria Mosca. Ma, in un mondo in cui la coscienza ambientalista sta crescendo e in cui soprattutto i giovani scendono in strada per proteggere la Terra, non c’è dubbio che si farà sempre più strada una cultura del bere più green. Magari proprio sotto la spinta di queste esperienze diffuse di wild mixology.

Scarica il nostro annuario Food Trends 2022!

Vuoi ricevere ogni mese la newsletter dedicata ai Food Trends?

Iscriviti qui!

Non facciamo spam. Puoi disiscriverti in ogni momento.

Articolo Precedente
Articolo Successivo